Quello che la maggior parte di noi sa del Madagascar viene da una manciata di immagini, e quasi nessuna riguarda la metà botanicamente più ricca dell'isola.
L'idea popolare del Madagascar è fatta di baobab solitari, lemuri, savana arida. Sono immagini vere, ma vengono quasi tutte dall'ovest e dal sud. La metà orientale è un altro paese: tra l'oceano Indiano e l'altopiano centrale corre una scarpata coperta di foresta pluviale, con piogge che in alcuni punti superano i tremila millimetri all'anno.
Quello che cresce su questa scarpata non somiglia a nulla di vicino. Il Madagascar si è separato dagli altri continenti circa 88 milioni di anni fa, e da allora la sua flora si è evoluta in completo isolamento. Più del novanta percento delle specie vegetali dell'isola non esistono altrove sul pianeta, e la maggior parte si concentra proprio sulla scarpata orientale, dove l'umidità ha permesso una radiazione che le aree più secche non hanno avuto.
I parchi che proteggono questa foresta, Andasibe-Mantadia nel centro-est, Masoala nel nord, sono i frammenti che restano di un ecosistema che copriva quasi tutta la costa orientale fino a poche centinaia di anni fa. Oggi il Madagascar ha perso circa il novanta percento della sua copertura forestale originaria.
C'è un paradosso, qui, per chi colleziona piante in Europa. Le specie malgasce che conosciamo, Pachypodium, Aloe, Adansonia, vengono tutte dalla metà secca dell'isola. La scarpata orientale, che è la parte botanicamente più importante del Madagascar, è anche quella di cui le nostre collezioni sanno meno. Una geografia non deve arrivare nelle nostre case per essere importante.
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