Le piante che non abbiamo scelto
Ci sono piante che non abbiamo scelto. Sono arrivate da qualcuno: una talea in un vasetto di yogurt, un rametto avvolto nella carta bagnata, una pianta intera passata di mano in un momento che c'entrava poco con le piante. Non le abbiamo cercate, non le abbiamo pagate, spesso non le avremmo nemmeno prese. Eppure sono quelle che non lasciamo morire.
Funziona in un modo strano. Una pianta comprata, se muore, si può ricomprare. Una pianta ricevuta no. Dentro c'è una persona, un pomeriggio, una conversazione, e quando la pianta soffre è come se soffrisse anche quel pezzo di memoria. La curiamo con un'attenzione che non diamo a piante molto più rare e molto più costose, per ragioni che non hanno niente a che vedere con la botanica.
Le piante sono uno dei pochi regali che continuano a crescere dopo essere stati dati. Un oggetto resta quello che era il giorno in cui l'hai ricevuto. Una pianta cambia, fa foglie nuove, a volte a sua volta si divide e si regala ancora. Chi te l'ha data ti ha dato anche tutto quello che farà dopo, senza saperlo.
C'è una cosa che le piante fanno e gli oggetti no. Sopravvivono a chi le ha date. Una talea passata di mano tra amici può girare per anni, dividersi, arrivare in case dove nessuno ha mai conosciuto la persona da cui è partita. Curare una pianta ricevuta è uno dei modi più semplici che esistano per tenere in vita qualcosa di qualcuno, anche molto tempo dopo.
Per questo, ogni tanto, vale la pena farlo al contrario. Prendere una forbice, tagliare un rametto, e darlo a qualcuno senza troppe spiegazioni.






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