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Alocasia Platinum

9 ago
Tempo di lettura: 1 min

Di questa pianta non è del tutto chiaro nemmeno il nome. Viene venduta come Alocasia 'Platinum', ma molti la considerano la stessa cosa dell'Alocasia 'Bisma', e quasi tutti la fanno risalire, come selezione o mutazione, all'Alocasia baginda, la specie del Borneo orientale descritta soltanto nel 2011. C'è perfino chi sostiene che sia nata in vivaio, in Olanda, e non in natura. La verità è che nessuno lo sa con certezza, e questo fa parte del suo fascino.

 

Quello che è chiaro è come si presenta. Foglie a freccia, rigide, quasi coriacee, di un verde grigio-argento con riflessi metallici, percorse da venature scure incise in profondità, come se la superficie fosse stata lavorata a sbalzo. Il rovescio vira al bordeaux. È una pianta compatta, che non cresce in altezza ma continua a produrre foglie nuove, una alla volta, ciascuna un piccolo evento.

 

La baginda, da cui deriva, cresce su rocce calcaree e suoli minerali del Borneo, e questo spiega la consistenza quasi litica delle sue foglie. È una di quelle piante che sembrano scolpite più che coltivate. In casa chiede le condizioni delle Alocasia più esigenti: luce brillante ma filtrata, umidità alta, un substrato arioso che non ristagni mai. Come tutte le Alocasia, dà il meglio in semi-idro, dove le radici restano ossigenate e la pianta smette di perdere foglie a ogni cambio di stagione.

 

Non è una pianta facile, e non finge di esserlo. Ma poche altre restituiscono, foglia dopo foglia, la stessa impressione di guardare qualcosa di unico che ha, chissà come, deciso di crescere in un vaso.


Dal N. 10.2026 del 09.08.2026


 
 
 

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