Alocasia Platinum
Di questa pianta non è del tutto chiaro nemmeno il nome. Viene venduta come Alocasia 'Platinum', ma molti la considerano la stessa cosa dell'Alocasia 'Bisma', e quasi tutti la fanno risalire, come selezione o mutazione, all'Alocasia baginda, la specie del Borneo orientale descritta soltanto nel 2011. C'è perfino chi sostiene che sia nata in vivaio, in Olanda, e non in natura. La verità è che nessuno lo sa con certezza, e questo fa parte del suo fascino.
Quello che è chiaro è come si presenta. Foglie a freccia, rigide, quasi coriacee, di un verde grigio-argento con riflessi metallici, percorse da venature scure incise in profondità, come se la superficie fosse stata lavorata a sbalzo. Il rovescio vira al bordeaux. È una pianta compatta, che non cresce in altezza ma continua a produrre foglie nuove, una alla volta, ciascuna un piccolo evento.
La baginda, da cui deriva, cresce su rocce calcaree e suoli minerali del Borneo, e questo spiega la consistenza quasi litica delle sue foglie. È una di quelle piante che sembrano scolpite più che coltivate. In casa chiede le condizioni delle Alocasia più esigenti: luce brillante ma filtrata, umidità alta, un substrato arioso che non ristagni mai. Come tutte le Alocasia, dà il meglio in semi-idro, dove le radici restano ossigenate e la pianta smette di perdere foglie a ogni cambio di stagione.
Non è una pianta facile, e non finge di esserlo. Ma poche altre restituiscono, foglia dopo foglia, la stessa impressione di guardare qualcosa di unico che ha, chissà come, deciso di crescere in un vaso.







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