Una foglia bianca al settanta percento è una delle cose più strane che si possa coltivare in casa.
Negli ultimi cinque anni la variegatura è diventata uno dei criteri estetici più richiesti del mercato delle piante rare in Europa. Le foglie con sezioni senza clorofilla sono fotografate, condivise, scambiate, vendute a cifre che cinque anni fa nessuno avrebbe pensato di pagare per una pianta da casa.
Sul piano botanico, la variegatura è instabilità. È il risultato di mutazioni cellulari che producono tessuti privi della capacità di fare fotosintesi. Una pianta variegata vive con meno energia di una sua sorella interamente verde. A volte la mutazione è stabile e la pianta cresce bene per anni. A volte è transitoria e la variegatura scompare, o avanza tanto da rendere la sopravvivenza difficile. Una variegatura estrema è, in un certo senso, una pianta che vive al limite delle proprie possibilità metaboliche.
La cultura contemporanea sembra spesso essere attratta dalle cose visibilmente al limite. Cose belle perché fragili, cose interessanti perché spettacolari, cose desiderabili perché un po' improbabili. Le piante variegate ricadono perfettamente in questa estetica, e in un certo senso la riflettono.
Le mode estetiche raccontano le epoche in cui esistono. La variegatura racconta la nostra come la natura morta raccontava il diciassettesimo secolo. È un linguaggio visivo che il momento ha trovato, e che il momento sta usando per dire qualcosa.
L'unica cosa che vale la pena tenere a mente, mentre si guarda una foglia bianca e verde sul telefono, è che ogni epoca pensa che le proprie ossessioni estetiche siano permanenti.
Quasi nessuna lo è.
Tra dieci anni guarderemo le piante in modo diverso, e qualcun altro starà fotografando qualcos'altro.
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