Le piante che teniamo in casa hanno attraversato più mode di quante ne ricordiamo. Negli anni Settanta la felce di Boston e la Monstera erano il segno di una casa moderna, appese ovunque, in ogni salotto e in ogni rivista di arredamento. Poi, nel giro di un decennio, le stesse piante sono diventate il simbolo del contrario: roba della nonna, polverosa, da liberarsene.
La Monstera non è cambiata in quegli anni. È cambiato solo quello che le persone hanno deciso di vederci. È rimasta la stessa pianta mentre intorno le si assegnavano significati opposti, prima desiderabile e poi imbarazzante e infine, oggi, di nuovo desiderabile. Chi ne ha buttata una negli anni Novanta oggi la ricompra in vivaio.
Il caso più clamoroso è quello delle variegature. Per decenni una foglia con settori bianchi è stata considerata un difetto: cresce più piano, è più fragile, può tornare tutta verde da un momento all'altro. Le piante variegate si scartavano, letteralmente, perché imperfette. Le stesse identiche piante oggi valgono multipli di quelle verdi, e la parola difetto è diventata pregio senza che nella pianta cambiasse nulla.
Tutto questo dovrebbe renderci più leggeri. La pianta sul davanzale non sa di essere di moda, non lo sapeva prima e non lo saprà dopo, e continuerà a fare foglie con la stessa indifferenza attraverso ogni ciclo del gusto. Il valore che le attribuiamo è nostro, temporaneo, e cambia più in fretta di quanto la pianta cresca.
Per questo la pianta che ti resterà accanto non è quasi mai quella che stai rincorrendo adesso. Le piante che sopravvivono alle mode sono quelle che hai smesso di guardare come investimenti e hai cominciato a tenere e basta.
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