Ogni collezionista di piante ha un piccolo cimitero.
C'è un'Anthurium clarinervium che non ce l'ha fatta.
Un Philodendron melanochrysum perso in una settimana di trasferte.
Una Begonia collassata sotto una muffa riconosciuta troppo tardi.
Almeno tre Alocasia di cui ricordiamo i nomi ma non i motivi precisi della loro fine.
Sono piante che abbiamo comprato perché le volevamo, che abbiamo cercato di curare meglio che potevamo, e che abbiamo perso lo stesso. Non è una cosa di cui si parla molto, nel mondo delle piante rare. La maggior parte di quello che si vede online è verde, lussureggiante, fotografato con la luce giusta. Il cimitero non si vede mai.
Il cimitero, però, è la parte più importante della collezione.
Una pianta che muore insegna cose che una pianta che vive non insegnerà mai. Ogni perdita ci cambia qualcosa: il modo in cui controlliamo il substrato, l'ora del giorno in cui guardiamo le piante, le specie che siamo disposti a comprare la prossima volta. E ognuna di queste piante perse, anche se non c'è più, ha aiutato dieci altre a crescere meglio.
È un calcolo che vale la pena tenere a mente. Una pianta che si perde, all'inizio, sembra solo una perdita. Con il tempo, ci si accorge che era anche un investimento nella sopravvivenza di tutte le piante che sono venute dopo. È così che la cura delle piante smette di essere un hobby e diventa una passione vera. Non attraverso le foglie perfette, ma attraverso i fallimenti silenziosi.
Il viaggio della cura delle piante tropicali passa anche da qui. Non è la parte che si condivide su un'app, ma è una parte vera. Vale la pena dirlo ad alta voce, ogni tanto, anche solo per chi sta perdendo una pianta proprio in questi giorni e si sente, per un momento, l'unico al mondo.
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